Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura

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La fondazione dell'Istituto di Sperimentazione per la Pioppicoltura (ISP) fu decisa nel corso di un convegno tenutosi a Casale Monferrato l'11 luglio 1937. L'Istituto fu edificato in Casale Monferrato su terreni messi a disposizione dalla Società Cartiere Burgo e venne ufficialmente inaugurato il 1 ottobre 1939. Nel 1952 fu ceduto dalla Società Cartiere Burgo all'Ente Nazionale per la Cellulosa e per la Carta (ENCC), che nel 1979 ne affidò la gestione a una delle società affiliate, la Società Agricola e Forestale per le Piante da Cellulosa e da Carta (SAF). Conseguentemente alla messa in liquidazione dell'ENCC e della SAF, il 2 maggio 2001 l'Istituto fu devoluto al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali per essere utilizzato nell'ambito della riorganizzazione degli istituti di ricerca. A far data dall'11 aprile 2002 la gestione amministrativa è affidata temporaneamente all'Istituto Sperimentale per lo Studio e la Difesa del Suolo di Firenze. Dal 1 ottobre 2004 fa parte del CRA - Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura.

L'Istituto svolge dalla sua fondazione attività di ricerca sul pioppo e sul salice. Gli studi sono in particolare rivolti alla creazione di nuovi cloni di pioppo rispondenti alle esigenze di una coltivazione e di una utilizzazione remunerative. L'obiettivo principale è pertanto quello di ottenere piante a rapido accrescimento, resistenti alle principali avversità e capaci di produrre legno di buona qualità, adattandosi ai più vari ambienti edafici. Soltanto con queste ricerche è infatti possibile conservare al pioppo l'importante ruolo nell'economia forestale italiana conquistato in virtù delle naturali caratteristiche di straordinaria facilità di propagazione e di pronta risposta alle cure colturali. Oltre alle tecniche di coltivazione intensiva, vengono indagati modelli selvicolturali estensivi o semiestensivi che rispondono meglio alle esigenze dettate da un'arboricoltura ecologicamente sostenibile. L'attività di ricerca è pianificata tramite schede di ricerca nell'ambito delle quali vengono attivate collaborazioni con altri istituti nazionali ed esteri. L'ISP svolge inoltre attività di consulenza e assistenza tecnica ai pioppicoltori e di formazione in favore di tecnici italiani e stranieri.

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Cloni di pioppo : I 214 - I 45/51 - Bl Costanzo - Cappa Bigliona - Boccalari - Gattoni - Luisa Avanzo - Triplo - Lux - A4A - Dvina - Lena - Neva - Soligo - Lambro - Brenta -Mella - Taro - Eridano - Onda - San Martino - Carolina di Santena - Guardi - Cima - Bellini - Adige - Stella Ostigliese - Pan,... Arno - Ballotino - Saturno - Sirio - AF2,...

La pioppicoltura in Italia rappresenta attualmente l’unica forma di arboricoltura da legno di rilevanza industriale. Questa coltivazione si integra positivamente negli ordinamenti produttivi delle aziende agricole in quanto permette la consociazione e la rotazione con le colture agrarie e l’ottimizzazione dell’impiego dei fattori di produzione. Dall’ultimo censimento dell’agricoltura (ISTAT, CGA 2000) risultano 25.022 aziende agricole interessate alla produzione di legno di pioppo, con una superficie investita di 83.368 ettari. A fianco di questa pioppicoltura esiste un’altra discreta superficie di pioppeti (20-30 mila ettari) non inserita nelle aziende agricole ma altrettanto importante ai fini della produzione di legno da lavoro. Nel ‘sistema legno’ nazionale la pioppicoltura rappresenta la principale fonte di approvvigionamento per le industrie di prima trasformazione e fornisce quasi il 50 % del legname da lavoro di origine interna, pur occupando soltanto l’1,3 % della superficie forestale.I pioppicoltori spesso non sono in grado di seguire la dinamicità del settore industriale dal quale dipendono e si trovano spesso svantaggiati e condizionati dall’andamento del mercato o da imposizioni normative che limitano la coltivazione o ne impongono una regolamentazione piuttosto rigida. L’ISP, che da tempo studia l’evoluzione di questo complesso sistema, prevede di approfondire ulteriormente tali problematiche in tutti i loro aspetti, al fine di offrire una visione organica e più approfondita delle ricorrenti crisi e per orientare le ricerche secondo le esigenze del settore.

(extrait de wikipédia)

Pioppo - Pianta di alto fusto appartenente alla famiglia delle salicaceae e al genere Populus. Il nome di pioppo o, appunto populus, deriva dagli antichi romani che chiamavano questa pianta arbor populis (albero del popolo); secondo una leggenda, tuttavia, il suo nome potrebbe anche derivare - sempre secondo gli antichi romani - dal rumore che la sua folta chioma produce col soffiare del vento, molto simile al brusio del popolo riunito in una piazza.

Il genere Populus viene suddiviso in cinque sezioni (o divisioni): Turanga - Leuce - Aigeiros - Tacamahaca - Leucoides: di questi, solo due crescono spontaneamente in Italia: il Leuce (di cui fanno parte i pioppi bianchi ed i tremoli) e gli Aigeiros (o pioppi neri).

Il pioppo è una bella pianta ornamentale sia in gruppo che isolata o in filari, abbellisce dando un aspetto festoso e austero al paesaggio in cui è collocato e in autunno è uno spettacolo di colori quando le sue foglie iniziano a ingiallire.

Il pioppo in Italia ha una parte importante nell'arboricoltura da legno: viene infatti impiegato per vari usi come la fabbricazione di cassette da imballaggio, carta, fiammiferi, pannelli di compensato, ecc.. Apprezzato anche per motivi ornamentali, viene impiegato nei parchi, nei giardini e nei viali delle città. Lo si può trovare in tutta Europa fino al Circolo polare, nell'America settentrionale, in Asia e nell'Africa del Nord.

A seconda dei tipi di coltivazione, ne vengono classificate dalle 30 (le maggiormente conosciute) alle 100 specie. Oltre a quelle spontanee, esistono anche degli ibridi creatisi tra i pioppi neri europei e i pioppi neri importati dall'America che si sono incrociati spontaneamente nel tempo rendendo difficile il loro riconoscimento e che vengono classificati sotto il nome di Pioppo euroamericana.

Il pioppo è una pianta arborea e dioica e per questo vi sono tipi di albero femminili, i cui fiori sono provvisti di soli pistilli, e altri di tipo maschile, con soli stami.

Le sue foglie sono caduche con nervatura a ventaglio, dotate di un picciuolo abbastanza lungo, in posizione alternata sul ramo e che a volte si presentano in forma e colore diverso pur nello stesso esemplare. Vengono distinte in turionali le foglie con dimensioni maggiori che crescono sui rami più lunghi, e brachiblastali quelle che crescono sui rami più corti, e quindi di piccole dimensioni.

I fiori sono raggruppati a spiga pendente e appaiono all'inizio della primavera, ancora prima dello spuntare delle foglie. Quelli maschili sono più corti e tozzi e compaiono prima di quelli femminili che hanno spighe più lunghe e più pendenti.

La fecondazione avviene col soffiare del vento.

Il frutto o gemma ha la forma di una capsula e matura poco tempo dopo la fioritura; da esso escono dei piccoli semi che hanno dei lunghi peli (in America vengono chiamati Cottonwood per via del loro aspetto) e che, agevolati da questi, vengono spinti dal vento anche molto lontano dalla pianta, dove iniziano a germogliare già dopo un paio di settimane. Il pioppo inizia a fiorire già dopo 10 o 15 anni di età e la produzione di fiori è sempre abbondante in ogni fioritura.

Le piante maschili e quelle femminili sono facilmente distinguibili: le femminili hanno rami grandi, sono più voluminose e con gemme grosse, mentre quelle maschili sono più slanciate ed hanno un numero maggiore di gemme di dimensioni però inferiori. La diversità di sesso di questo tipo di albero ha fatto sì che in passato venisse erroneamente classificato in due specie diverse.

La coltivazione dei pioppi richiede molta luce; inoltre vogliono un terreno fertile, umido a sufficienza, non amano il ristagno dell'acqua e i terreni troppo duri; con buoni accorgimenti in coltura e alcuni trattamenti antiparassitari (tesi soprattutto a difendere il tronco dall'attacco del temibile "criptorrinco" o punteruolo e da saperda e rodilegno , la pianta avrà una rapidissima crescita. Per quanto riguarda l'apparato fogliare i maggiori attacchi parassitari sono a carico dell'Ifantria, insetto defogliatore di origine americana e della Marsonnina brunea , di origine funginea

La loro moltiplicazione avviene per seme e per polloni, mentre nei vivai si preferisce la moltiplicazione per talea.

Nelle piantagioni, i pioppi vanno messi a dimora a una distanza gli uni dagli altri di 4 x 4 m. oppure 4 x 5 o ancora 5 x 5 a seconda delle specie usate, del terreno o della vicinanza o meno di fonti d'acqua. I pioppi prediligono crescere con i loro simili; tuttavia crescono bene anche con altre specie, come ad esempio i salici.

Per scopo industriale vengono usati in prevalenza pioppi ad alto fusto di 10 o 25 anni; dopo l'abbattimento il terreno potrà essere usato per piantare altri pioppi oppure usato per altre colture. Per scopi ornamentali, vengono usati in filari e in gruppi di piante; si prediligono le specie a chioma ampia.

In Italia, la clonazione di questo tipo di albero avviene sotto lo stretto controllo della Commissione nazionale per il Pioppo che classifica i cloni in un apposito registro (il Registro nazionale dei cloni forestali) perché sia certificata la corretta identità e la caratteristica di un clone di questo albero.

La registrazione avviene dopo la compilazione di una scheda dove vengono indicate tutte le caratteristiche morfologiche, biologiche e tecnologiche dei cloni che, dopo un attento esame da parte della commissione, vengono ufficialmente registrati. In campo internazionale, del pioppo si occupa la International Poplar Commission, emanazione della FAO.

  Alcune specie coltivate in Italia

Divisione Leuce:

Divisione Aigeiros:

 CuriositÃ