LA COLTIVAZIONE DEL PIOPPO

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(Ente nazionale per la cellulosa e per la carta - Francesco Saja - 1955)

Il pioppo vegeta spontaneamente allo stato puro o associato con altre piante in una larga fascia dell'emisfero nord compresa, grosso modo, tra il trentunesimo e il sessantesimo parallelo. La facilità con cui esso si riproduce per talea ed emette radici, il rapido accrescimento, congiunto a caratteristiche non meno preziose degli assortimenti legnosi che produce, s'imposero all'attenzione dei pratici e degli studiosi di cose forestali. Tuttavia la coltivazione del pioppo intesa come coltura specializzata è fatto relativamente recente e si puo fissarne la data intorno alla metà del secolo scorso.

Nell'America del nord, ove esistono vasti boschi spontanei di pioppo, che rappresentano un patrimonio legnoso valutato a circa un miliardo e mezzo di metri cubi, solo nel 1925, sotto l'impulso della crescente domanda di carta, furono compiuti i primi impianti di pioppeti, a cui seguirono negli stessi anni quelli dell'America del sud.

Nel vicino Oriente (Siria, Libano, Turchia) esistono antichissime formazioni boschive di pioppo indigeno, ma la moderna pioppicoltura è fatto recentissimo perché l'introduzione del tipo euro-americana risale al periodo che corre tra il 1935 e il 1940.

E difficile fornire dati che possano valere a precisare l'importanza della pioppicoltura nel mondo perché o mancano i rilievi statistici necessari o, quando esistono, sono molto imperfetti. Tuttavia, valendoci dei pochi dati attualmente noti diremo che la produzione del legname di pioppo nel nord America, compreso il Canadà, è di cinque milioni di metri cubi, che viene atilizzata per sagati, compensati e per la babbricazione della pasta, oltre ad altri impieghi di minore importanza.

Non si conosce la produzione dell'America del sud, tuttavia è risaputo che le piantogioni di pioppo eseguite dopo il 1925 hanno raggiunto la superficie di 40 mila ettari, di cui la maggior parte è posta nel delta del Rio del Paranà e del Rio dell'Uruguay. Piantagioni di minore importanza sono state compiute anche net Paraguay e nel Cile.

Nell'Europa la produzione pioppicola assume una certa importanza al nord, nella Svezia e Finlandia dove domina il pioppo spontaneo in formazioni bischive pure o miste, con una produzione annua valutata a due milioni di metri cubi di legname utilizzato per la fabbricazione dei zolfanelli, degli imballagi e dei compensati.

Nell'Europa Occidentale la pioppicoltura ha una particolare importanza nel Belgio, Olanda e Francia e poi secondariamente in Germania, Austria e Svizzera. La superficie delle piantagioni di pioppo nei paesi occidentali raggiunge 120 mila ettari, con una produzione di due milioni di metri cubi di legname destinato ai segati, alla pasta, agli imballi e ai compensati. Nella produzione indicata non è compreso il legname ottenuto dal pioppo spontaneo perché compreso nelle statistiche forestali.

Nei paesi dell'Europa meridionale la pioppicoltura ha una certa importanza in Spagna e secondariamente in Jugoslavia e in Grecia. La superficie a pioppo è nei paesi indicati valutata intorno a 150 lila ettari, con una produzione annua di un milione e mezzo di metri cubi di legname, destinati ai segati, agli imballi e alla pasta di legno.

Nei paesi dell'Europa Orientale e precisamente in Pologna, Ungheria, Cecoslovacchia esistono importanti piantagioni di pioppo nelle grandi valli di fiumi di cui non si conosce l'estensione e la produzione. Anche per l'U.R.S.S., dove il pioppo è margamente impiegato con altre speci legnose come frangivento, e coltivato nelle valli del Don, del Volga e del Dnieper, non è possibile precisare l'estensione e la produzione della coltura.

In Italia la coltivazione del pioppo euro-americano data da circa cento cinquan'anni, da quando cioè nel 1798 "il Marchese Ainardo Benso di Cavour importava da Chambery alcuni esemplari di pioppo del Canadà che vennero trapiantati nel suo parco di Santena". Il luogo dove i primi esemplari di Canadà vennero posti a dimora ci informa che l'introduzione del pioppo nel nostro paese obbediva principalmente, se non esclusivamente, a motivi di carattere ornamentale.

De Santena si diffusero i primi esemplari di pioppo richiesti principalmente dalle nobili casate piemontesi, che ne disponevano, per motivi ornamentali, l'impianto con altri alberi intorno alle residenze di campagna.

La notevole facilità di attecchimento, la rapidità di crescita congiunta alle caratteristiche di un prodotto legnoso facilmente lavorabile, guadagnarono presto al pioppo le simpatie degli agricoltori e degli industriali italiani.

La preziosa salicacea, importata dai Cavour dalla vicina Francia, abbandono presto i chiusi spazi dei parchi posti intorno alle residenze signorili di campagna, per guardagnare tutta la valle Padana e diffondersi anche nella restante parte d'Italia.

Lenta puo sembrare la diffusione del pioppo nel nostro paese se misurata con il metro delle colture erbacee; se pero si tiene conto che si tratta di una pianta il cui prodotto è povero e matura dopo 10-15 anni e si deve accontentare dei terreni ove la coltivazione delle normali colture è difficile o imposibile, si puo allora affermare che la diffusione della salicacea in alcune regioni del nostro paese è avventura con notevole rapidità. Duo sono i fattori essenziali che hanno contribuito alla facile diffusione della coltura pioppicola nella valle Padana: l'esistenza lungo i fiumi di estesi terreni di golena sfruttabili solo con le piante legnose e una fitta rete di canali necessari alla distribuzione delle acque d'irrigazione. Nelle golene degli affluenti di sinistra e di destra del PÖ, e massimamente in quelle dello stresso PÖ è nata e si è diffusa la coltura specializzata del pioppo; sull'estesa rete dei canali e delle camperecce dei terreni irrigui posti in sinistra del nostro maggior fiume, si è diffusa la pioppicoltura di ripa, sulla destra nei terreni di piano solo parzialmente irrigui e in quelli di collina che formato il Monferrato e la bassa Langa, è sorta una terza forma di pioppicoltura che diremo "sparsa" per distinguerla da quella di ripa.

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